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11 dicembre 2012 - Gran Serin (2620m) - Valle Susa

.....L'avventura che non ti aspetti, o quasi.......


Approfittando di qualche giorno di ferie decido di fare una bella gita di snowAlp. Indeciso sino all'ultimo sul percorso opto per tornare in zona Frais e fare l'anello che porta al M.Gran Pelà passando dall'Alpe dell'Arguel. Tutto in solitaria.


Partenza ore 6:10 da Rivoli e arrivo alle ore 7:00 al Parcheggio nel Frais (1450m) dove attendo ancora 15 minuti prima che albeggi, iniziando a prepararmi..temperatura fuori di circa -13 e assenza di vento. Nessuna luce nè rumore in tutto il Paese. Sembrava un'atmosfera di un film Western di Sergio Leone.


L'innevamento è già abbondante al Frais paese con circa 70/80cm, 120/150cm a 2000mt e 180/200cm a 2500m anche se distribuiti in modo molto irregolare dal vento con alcune zone sulle creste completamente erose. Zero termico a 800mt nelle ore centrali, isoterma -10 a 2200m. Cielo sereno con nubi orografiche sul confine Francese del Moncenisio, venti moderati con rinforzi sulle creste. Giornata fredda invernale con grande visibilità.


Mi incammino dopo pochi metri dal parcheggio sulla mulattiera in direzione ovest già con la split ai piedi, verso le Case dell'Orsiera a quota 1665m  avvolto dalla magia di uno splendido bosco di abeti innevati, la quiete è surreale. Ogni tanto si sentono rumori improvvisi di camosci curiosi che in un attimo spariscono nella vegetazione. Dopo circa 15 minuti arrivo in una splendida radura dominata dalle baite dell'Orsiera, anch'esse deserte. La luce del mattino splende sulle vette del Niblè e Ambin con toni freddi ma intensi.Abbandonato la mulattiera inizio a fare la salita vera e propria, non vi è nessuna traccia per salire e sono costretto a farmela tagliando con una serie di zig-zag l'enorme radura sino a raggiungere le baite. Da qui incrocio un'altra mulattiera che è quella che mi condurrà all'Alpe dell'Arguel.


Il tragitto è fiabesco: un immenso bosco di abeti rossi probabilmente centenari mi accompagna per questa parte del percorso con una serie di sinuosi tornanti dove si vedono chiaramente le tracce di ciaspolatori e sci alpinisti, spesso taglio le ampie curve per riuscire a guadagnare più rapidamente quota, l'innevamento è davvero consistente, oltre il metro di neve polverosa assestata. Dopo più di 2/3 km immerso nella foresta (che è già facente parte del G.Bosco di Salbeltrand) e 300/400m di dislivello giungo finalmente all'Alpe dell'Arguel semisommersa di neve, a quota 1970m.

Da qui in poi non c'è più nessuna traccia, sparisce tutto sotto la neve, ma un cartello quasi sepolto però mi ricorda che sono sulla strada giusta e mi indica la direzione cui proseguire. Il bosco è già molto più rado e una farina bellissima con una leggera crosticina viene rotta dal passaggio delle mie mezze tavole, il silenzio è assoluto, si vede solo qualche scoiattolo intento a rovistare nei rami carichi di neve in cerca di cibo. 

Fin qui nessun problema, il costone da seguire è molto chiaro grazie anche alla presenza di alcune indicazioni, ancora nessuna fatica fisica avvertibile, procedo con buon ritmo nella salita. 

 

Finito il limite del bosco inizia la parte tosta, a quota 2200m la neve inizia a essere molto dura e ventata, ci sono delle mensole lavorate dal vento alte anche fino a un metro e sono obbligato a mettere i coltelli, il freddo è molto intenso con violente raffiche di vento, ci saranno circa -15/-18 ma con forte effetto wind chill. Con le mani congelate (mi pizzicano ancora adesso mentre scrivo) monto i coltelli e proseguo sul costone con improvvisati zig zag cercando di evitare le parti peggiori: ma è difficile e il dispendio di energie è elevato. Impiego parecchio tempo a risalirlo ma finalmente raggiungo la conca del lago Grande del Serin a quota 2550m e finalmente vedo la meta, ha fatto capolino anche il sole che mi conforta, mi scalda debolmente il viso e mi riempie di motivazione. 

 

Supero il falsopiano sulla SX orografica e qui commetto l'errore: non guardo più la cartina (pigrizia maledetta!! e mani ancora assiderate) e procedo sino all'inizio della rampa sulla destra delle caserme del Serin, ora ben visibili. Ovviamente è da tanto tempo che non c'è più nessuna traccia e decido di farmela io studiando attentamente il pendio e con una serie di zig zag a tratti sul ripido raggiungo la vetta a quota 2620m.

 

Grande emozione sulla cima ma qualcosa non torna, le foto che mi ricordavo di chi era già salito non corrispondevano a dov'ero io.A quel punto prendo la cartina e mi accorgo di essere salito non sul Gran Pelà ma sul Gran Serin (2620m)!!! la meta prefissata era dinnanzi a me, ma dall'altro versante delle caserme! In quel momento mi sono un pò arrabbiato con me stesso per l'ingenuità commessa, oltretutto la discesa che avevo programmato era proprio dal Gran pelà.. sarebbe stato un calvario e ben poco divertente farla dalla salita in quanto non era favorevole sia per lo spostamento sia per la qualità della neve terribile nel primo tratto.


Non mi perdo però d'animo e scendo sino alle caserme abbandonate del Serin. Le temperature non permettono di stare troppo fermo a lungo, ero molto coperto ma il limite della sensazione del freddo era velocemente avvertibile, tuttavia mi sono ristorato un pò, poi ho ripellato e seguendo il costone in parte eroso ho iniziato a salire per il Gran Pelà. Arrivato quasi in cima (quota 2650m circa) ho incontrato però un grosso problema: la neve era praticamente impossibile da risalire in quel punto, occorrevano i ramponi, troppo ripido e ghiacciato anche per la split con i coltelli, inoltre le zone erose erano insidiosissime con pietre ricoperte di ghiaccio vivo. Sarebbe stato solo un piccolo tratto (50mt) in queste condizioni, perchè subito dopo la pendenza sarebbe stata inferiore, ma ho preferito non rischiare e riparandomi dalle forti raffiche di vento gelido dietro una roccia ho tolto le pelli (che fatica!!), successivamente ho tagliato un costone di neve marmorea, in parte valanghiva con alti dossi fino a raggiungere il colle sotto il gran Pelà, sono sbucato nel vallone in cui avevo preventivato di scendere a quota 2600m. Sono riuscito ad aggirare la cima ma con una fatica bestiale e anche in parte pericolosa per eventuali possibili cadute sul cemento armato che era la neve..


Finalmente la discesa! ma il percorso che avevo in mente e attentamente studiato prevedeva nel primo tratto l'altro lato del vallone di fronte me, che termina nella parte alta del lago piccolo del Serin. Guardo la cartina, sembra tutto OK, posso scendere anche da questo lato. 


NESSUNA TRACCIA IN DISCESA in tutto il vallone, incredibile..nessun escursionista visibile su tutte le cime vicine (Ciantiplagna, Vallette, Pelà, Serin, Assietta) penso che sia raro. 

 

Inizio le prime curve su un pendio abbastanza ripido ma senza placche da vento, la neve è pericolosa perchè alterna farina pressata a crosta da vento, decido quindi di andare con cautela facendo slalom tra alcuni rocconi, il fitwell qui mostra i muscoli permettendomi di avere più potenza e controllo in discesa rispetto al vecchio scarpone su questo tipo di neve anche se una piccola caduta è stata inevitabile, ma nulla di che.


Raggiungo il Lago piccolo del Serin, ovviamente ghiacciato e ricoperto di neve, lo supero e...inizia il paradiso...


Ampi pendii di neve polverosa non ventata completamente intonsi di pendenza medio ripida, una spazialità incredibile tutta per me..dapprima su ampi plateau, poi nel bosco rado con alberi sempre più grandi ma sempre ben distanti tra loro, alcuni spezzati di netto.Una valanga caduta penso nel 2009 ha "devastato" completamente la parte centrale del vallone, una forza distruttrice incredibile, quasi spettrale scendere tra larici spezzati in modo così brutale.. La discesa procede alla grande, una libidine tracciare ampie curve tra la vegetazione rada senza vederne altre, in alcuni punti si poteva anche approfittare dei "mozzi" di larice spezzato coperti dalla spessa coltre di neve per fare qualche saltino (i salti che mi immagino sono altri LOL)


Purtroppo però la giornata non poteva concludersi così facilmente, dopo aver fatto 3/4 di discesa e con sorriso a 32 denti mi fermo, sotto di me c'è un ripidissimo pendio fatto di boschina di circa 50mt, anche qui avrei fatto bene a guardare la cartina prima perchè dovevo tenermi sulla SX orografica già da un pò. Con calma ho affrontato la discesa aggrappandomi letteralmente ai rami, per fortuna la neve polverosa e abbontante mi ha aiutato, riuscendo a superare il muro e rimettendomi sul percorso giusto.


L'ultimo tratto di discesa non è bello come il resto del percorso ma è comunque piacevole tra il bosco di larici, che perdendo gli aghi con il forte vento, ha tinto di rossastro la neve, qui la pendenza è dolce.Raggiunta la mulattiera fatta in partenza, utilizzata dai ciaspolatori e sleed dog dopo 10 minuti di ravanaggio su neve compatta raggiungo finalmente l'auto per rientrare..


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Sicuramente una delle mie uscite di snowboardAlp più impegnative di sempre, specialmente la salita, ma anche una delle più affascinanti.
Dislivello totale non così elevato ma con tanti fattori che hanno influito: da fisici, a climatici e psicologici. Una gita che per le mie capacità tecniche e fisiche è stata rilevante; l'epilogo è stata una discesa epica su un terreno che rasenta la perfezione, fantastico per lo snowboard con pendenze sostenute, esposizione settentrionale e morfologia degna delle migliori location, ma sopratutto la totale solitudine con la montagna e la sua grandiosità ne hanno accentuato il senso di avventura e di conquista, evocandone il carattere e lo spirito. Per me questa è la vera essenza del freeride.
Se è vero che più si fatica più si hanno soddisfazioni, bene oggi questa regola è stata rispettata fino in fondo.. 
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Dettagli GITA:

 

quota di partenza:           1490m
quota vetta:                     2620m
dislivello complessivo:      1130m + 100 verso il Pelà

Difficoltà: BS


Valutazione gita:  

 

Percorso: 8 (dislivello buono, eccellente esposizione, poco spostamento ma tanti tipi di paesaggi)

Ambiente: 9 (straordinario, si dominano due valli, Susa e Chisone, spazi immensi)

Salita: 4 (traccia solo per 1/5 del percorso, e solo nei punti più facili bassi, impossibile salire in alcuni tratti)

Discesa: 9 (morfologia perfetta, pendenze sostenute, peccato aver sbagliato un pezzo di discesa, comunque piccolo..NESSUNA TRACCIA)

Quantità neve: 8 (eccellente per essere nei primi 15 giorni di dicembre, nessuna pietra presa)

Qualità neve: 7 (crostaccia da vento oltre il limite del bosco, difficile da sciare e pericolosa, poi tutta polvere) 

 

Generale: 8 (difficile ma grandiosa uscita)

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Attrezzatura utilizzata: Nikon D300 + 12-24. Purtroppo poche foto fatte, troppo freddo!!!

 

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Il VIDEO...

 

 

.In rosso la salita, in blu la discesa con le sue varianti, io ho utilizzato quella di DX
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